Il colloquio di lavoro 4.0

Un colloquio di lavoro è sempre un ostacolo e preoccuparsi di fare una buona prima impressione una costante. Noi tutti pianifichiamo le risposte più originali che ci vengono in mente ad eventuali domande e decidiamo con largo anticipo gli abiti da indossare. Ma se tutto questo non bastasse più? Se il curriculum vitae ormai non fosse l’unico elemento nelle mani del datore di lavoro per dosare le capacità pratiche di chi ha davanti? Ebbene, al prossimo colloquio potrebbe capitare che vi venga chiesto di confrontarvi con la Realtà Aumentata. Potreste chiedervi come l’AR (Augmented Reality, in inglese) possa riguardare anche campi lontani anni luce dalla tecnologia. La ristorazione, ad esempio, cosa ha da spartire con la Realtà Aumentata? Molto, basti pensare che l’AR potenzia le attività già esistenti e le arricchisce senza però incappare in inutilità. È anche importante ricordare che essa integra elementi virtuali e multimediali con il mondo reale, quindi è facilmente applicabile ad ogni settore lavorativo e non. Ma entriamo nello specifico:

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L’AR COME STRUMENTO DI DISTINZIONE

Come abbiamo già accennato, l’originalità è la chiave di volta per rimanere impressi nella memoria di chi ci sta valutando per una posizione nella sua attività o azienda, e il colloquio di lavoro è fondamentale. Tuttavia, tra le centinaia di nomi che passano per gli uffici che assumono, c’è sempre il rischio di rimanere soffocati dalla massa. I datori di lavoro più esperti ne sono consapevoli e hanno cercato (e continuano tuttora) di arrivare ad una soluzione per comprendere al 100% le capacità del candidato.Se la VR (Virtual Reality permette alle aziende di alleggerire le loro agende tramite colloqui in videoconferenza, i suoi vantaggi sono decisamente limitati. Innanzitutto anche il colloquio telematico richiede tempo e qualcuno che lo conduca. In secondo luogo, la distanza fisica tra i due interlocutori potrebbe essere un ulteriore impedimento per afferrare appieno il livello di skill di chi si propone. Pertanto sarebbe necessario giungere ad una conclusione che elimini tali limiti. Che sia la Realtà Aumentata? Essa testa le capacità di problem-solving e uso degli spazi dell’intervistato. Inoltre, riduce notevolmente il consumo di tempo dal momento che, con l’AR, si possono implementare all’ambiente circostante diverse situazioni e quesiti simulati in pochissimi secondi. In caso la situazione si riveli essere fuori dalla portata dell’esaminato non ci saranno conseguenze (fatta eccezione per la mancata assunzione, purtroppo) dato che la sicurezza della Realtà Aumentata risiede nella finzione.,

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MA NON FINISCE QUI…

La Realtà Aumentata potrebbe essere strumento di autopromozione anche per chi siede dall’altra parte della scrivania, ma la dimensione totalmente fittizia che presenta non è sempre il campo di prova ottimale. Secondo Jan Tegze, esperto nel reclutamento di risorse e autore di “Full Stack Recruiter” (una guida al reclutamento), la Realtà Aumentata nel colloquio di lavoro (e non solo) è la vera chiave di volta per i seguenti motivi:

  1. Alle fiere del lavoro o nei “career days” nei campus universitari potrebbe attrarre gli interessati con presentazioni che li lascino di stucco.
  1. Consentirebbe di dare ai curiosi un assaggio delle implicazioni della posizione offerta.
  1. Effettuerebbe una prima scrematura in base a capacità basilari di chi si propone, da

   approfondire in un secondo momento, e valuterebbe il vero interesse nel progetto.

 

La Deutsche Bahn, azienda ferroviaria tedesca, fa uso ricorrente di supplementi in VR e AR. Da quando queste tecnologie sono state inserite ci sono stati degli effettivi incrementi nelle domande di lavoro. Un altro esempio considerabile è il gruppo bancario Lloyds che ha introdotto nel processo di reclutamento alcuni visori AR che testano le capacità di problem solving sul posto.

 

Cosa ci riserverà il futuro dei colloqui lavorativi? Chi vivrà vedrà

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